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O bella ciao – canto popolare

« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.
O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna
sotto l’ombra di un bel fior.
E (Tutte) le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E (Tutte) le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» »
Dice Wikipedia:
Bella ciao è una canzone popolare cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano (Resistenza) durante la seconda guerra mondiale, quando si combatteva contro le truppe fasciste e naziste. La circolazione di Bella ciao, durante la Resistenza è documentata e sembra circoscritta soprattutto in Emilia, fra l’appennino bolognese e le zone della Repubblica partigiana di Montefiorino (sull’appennino modenese, dove si dice che fu composta da un anonimo medico partigiano).
La musica, di un autore sconosciuto, viene fatta risalire alla melodia di un canto ottocentesco delle mondine padane, con influenze di altri canti come “Fior di tomba” e “Picchia picchia la porticella”. Una diversa derivazione è stata proposta a seguito del ritrovamento di una melodia yiddish (canzone “Koilen”) registrata da un fisarmonicista Kletzmer di origini ucraine, Mishka Tziganoff nel 1919 a New York [1], interpretazione che tuttavia, secondo alcuni osservatori, sembra non godere di solidi fondamenti [2].

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Quello che non – Guccini

La vedi nel cielo quell’ alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d’ un fiato che il dio dell’ inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato…
Conosci l’ odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un’ ex terza classe?
L’ angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita…
Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo…
Si fa a strisce il cielo e quell’ alta pressione è un film di seconda visione,
è l’ urlo di sempre che dice pian piano:
“Non siamo, non siamo, non siamo…”

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Supponiamo un amore – Rino Gaetano

Supponiamo noi due / un amore nulla più
supponiamo un amore
che non voglio che vuoi tu
solo davanti a un bicchiere
mi aspetteresti la sera
supponendo un amore / che non voglio che vuoi tu ?
Supponiamo un mattino
tu ti alzi e ami me
e che il tempo non passi
che non vivi senza me
tra tanta gente diversa
ritroveresti te stessa
supponendo che sola / tu non vivi senza me ?
Supponiamo è gia tardi
devo andare ma non vuoi
supponiamo che cerchino
il mio viso gli occhi tuoi
arrossiresti nel viso
se mi rubassi un sorriso
supponendo che in fondo
ciò che conta siamo noi ?
Amore
supponiamo dei giorni, inventare i ricordi
supponiamo un amore una volta soltanto
un amore che vuoi tu
Supponiamo una stanza
tu mi aspetti gia da un po’
il telefono squilla
dico forse non verrò
sapresti tacere il dolore
e non portarmi rancore
supponiamo che soffri
perché amore non ti do ?

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Se l’occhio non si esercita, non vede – Danilo Dolci

Se l’occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.
Pure provato da fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
di persistere vivo, la tua voce
pudore ha di poetare:
a irreprimibile
esigenza,
terra acqua creature
orizzonte, ti sono adolescenti
parole.

Grazie a Ricordando Danilo Dolci, poeta maieuta

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Saprai che non t’amo e che t’amo – Neruda

Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo
#amore, #neruda, #poesie