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Miglioramento

La notte e la memoria – Marco Costanzo

Stanotte ho guardato la notte,
nera, assoluta.
Unica speranza le limpide stelle,
sguardi discreti di un timido Dio.


Stamattina ho guardato mio figlio
ed ho visto me e lui ad Auschwitz,
separati al cancello dalla follia degli uomini.


Stamattina ho provato un dolore,
muto, assoluto.
Che pena sapere che l’uomo
non ha ancora imparato ad essere Uomo.


Dedicato ai morti di Auschwitz e di tutte le dittature di destra e di sinistra

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Miglioramento

La piena di dodici – Gaetano Turco

Limpidi cieli,
specchi di mare.
Dunate distese…
profili di mille
orizzonti:
sogni agognati!
Ai “bip” della sveglia
pugnace
fa eco quell’altra
col “drin”.
Nel buio
la fretta m’avvolge.
Accesa la luce,
mi fingo ch’è giorno…
precedo
il mondo che dorme!
Solitario,
nella morta stazione,
penitente
al treno della vita,
accumulo ritardi
sui treni dello “stato”.
Il tempo passa…
Nulla cambia!
Abbonamenti vari: assottiglia
il pensiero sottili stipendi!
Migra il portafolgi…
Migrano i sogni…
Migra ancora
il cuor di pendolare,
solo pro-forma
uccello migratore,
non trova pace
per “dovere” andare.
Snoda l’arco del giorno
il segmento assegnato:
la piena di dodici ore
si chiude soltanto di sera!

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psicologia motivazionale

Per non dimenticare…

 AUSCHWITZ – Francesco Guccini

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,

passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento

nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:

è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento

di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

[….] tu che ridi, soffri, contesti, desideri, scegli, gioisci, insomma compi ogni giorno mille azioni che reputi assolutamente normali e “dovute”, hai per le mani un grande dono di cui forse non ti rendi nemmeno conto: la libertà e la dignità che da essa deriva […]  sei milioni di persone, che avrebbero potuto dare un contributo al mondo, sono state annientate[ …] adottando la loro Memoria, sarà un pò come tenere sempre accesa una luce, l’unica veramente indispensabile, perchè tanti uomini non perdano nuovamente la ragione e la capacità di amare. […]

27 Gennaio – Giornata della Memoria

www.binario21.org

www.ucei.it/giornodellamemoria

 

 

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Miglioramento

Digitale Purpurea – Giovanni Pascoli

Siedono. L’una guarda l’altra. L’una
esile e bionda, semplice di vesti
e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna,

 

l’altra… I due occhi semplici e modesti
fissano gli altri due ch’ardono. «E mai
non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti

più?» «Non più, cara.» «Io sì: ci ritornai;
e le rividi le mie bianche suore,
e li rivissi i dolci anni che sai;

quei piccoli anni così dolci al cuore…»
L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi
quell’orto chiuso? i rovi con le more?

i ginepri tra cui zirlano i tordi?
i bussi amari? quel segreto canto
misterioso, con quel fiore, fior di…?»

«morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto
io ci credeva che non mai, Rachele,
sarei passata al triste fiore accanto.

Ché si diceva: il fiore ha come un miele
che inebria l’aria; un suo vapor che bagna
l’anima d’un oblìo dolce e crudele.

Oh! quel convento in mezzo alla montagna
cerulea!» Maria parla: una mano
posa su quella della sua compagna;

e l’una e l’altra guardano lontano.

II

Vedono. Sorge nell’azzurro intenso
del ciel di maggio il loro monastero,
pieno di litanie, pieno d’incenso.

Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odor di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero.

E negli orecchi ronzano, alle bocche
salgono melodie, dimenticate,
là, da tastiere appena appena tocche…

Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate,
ospite caro? onde più rosse e liete
tornaste alle sonanti camerate

oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete,
Ave Maria, la vostra voce in coro;
e poi d’un tratto (perché mai?) piangete…

Piangono, un poco, nel tramonto d’oro,
senza perché. Quante fanciulle sono
nell’orto, bianco qua e là di loro!

Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono
di vele al vento, vengono. Rimane
qualcuna, e legge in un suo libro buono.

In disparte da loro agili e sane,
una spiga di fiori, anzi di dita
spruzzolate di sangue, dita umane,

l’alito ignoto spande di sua vita.

III

«Maria!» «Rachele!» Un poco più le mani
si premono. In quell’ora hanno veduto
la fanciullezza, i cari anni lontani.

Memorie (l’una sa dell’altra al muto
premere) dolci, come è tristo e pio
il lontanar d’un ultimo saluto!

«Maria!» «Rachele!» Questa piange, «Addio!»
dice tra sé, poi volta la parola
grave a Maria, ma i neri occhi no: «Io,»

mormora, «sì: sentii quel fiore. Sola
ero con le cetonie verdi. Il vento
portava odor di rose e di viole a

ciocche. Nel cuore, il languido fermento
d’un sogno che notturno arse e che s’era
all’alba, nell’ignara anima, spento.

Maria, ricordo quella grave sera.
L’aria soffiava luce di baleni
silenzïosi. M’inoltrai leggiera,

cauta, su per i molli terrapieni
erbosi. I piedi mi tenea la folta
erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni!

Vieni! E fu molta la dolcezza! molta!
tanta, che, vedi… (l’altra lo stupore
alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta

con un suo lungo brivido…) si muore!»

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psicologia motivazionale

Democrazia e Libertà

Io non sono daccordo su quello che tu dici,
ma darei la vita purchè tu lo possa dire.
Voltaire