Lampadario biologico che purifica l’aria

L’idea è sostanzialmente semplice: il design è costituito da foglie di vetro, “popolate” da alghe verdi in grado di assorbire l’anidride carbonica dall’aria, rilasciando contemporaneamente ossigeno per respirare. “Exhale” è in pratica composto da 70 petali in vetro in varie misure che contengono una soluzione di alghe verdi mantenute in vita dalla luce del giorno, LED e una sorta di “gocciolamento” di nutrienti. Insomma si tratta del primo lampadario vivente che cresce continuamente svolgendo funzioni depurative.

“Nell’ultimo secolo – dichiara Melchiorri – la nostra popolazione in continua crescita sta bruciando combustibili fossili e distruggendo la vita delle piante, sostanzialmente forzando un cambiamento nell’atmosfera e nel clima, trasformando il nostro pianeta. Avendo questo problema costante in mente, ho sperimentato diversi modi per produrre materiali nuovi e influire positivamente sul mondo che ci circonda. Queste tecnologie possono rivoluzionare il nostro ambiente urbano sia a livello di prodotto sia di architettura purificando l’aria che respiriamo, imprigionando l’anidride carbonica e producendo bio-prodotti preziosi, solo utilizzando acqua e luce
”.

https://www.pianetablunews.it/2019/11/27/il-lampadario-vivente-fatto-con-le-alghe-che-purifica-laria-e-assorbe-co2/?fbclid=IwAR2otnM4HdBSNoTvca-wpw3OIbcW31ymZ_GdMV-5ytKHAxGxpl7PVsyWMZ0

Guardie e ladri

Padre Maurizio Patriciello pone interrogativi interessanti.

CARABINIERI.

Il pensiero corre ai tanti carabinieri che giorno e notte rischiano la vita sul nostro territorio. La nostra stima nei loro confronti non è venuta meno; al contrario, si è rafforzata. La nostra fiducia nell’Arma dei carabinieri continua come e più di prima. Sant’Antimo è uno dei tanti paesi che si rincorrono per la periferia che si estende tra Napoli e Caserta. Sant’Antimo deve sottostare, come ogni altro, nostro, paese, ai soprusi e alla tirannia della camorra locale. Gli inquirenti sanno tutto, nomi, cognomi, indirizzi dei componenti dei vari clan, eppure, nonostante l’impegno e la fatica, non si riesce a debellarli. Hanno messo radici talmente profonde che le retate, i blitz, gli arresti non riescono a estirparli. Perché? Quando si parla di camorra in Campania, c’è chi inizia da lontano, dall’arrivo di Garibaldi a Napoli, quando il popolo si ritrovò, dalla sera alla mattina, i vecchi camorristi che incutevano terrore, in divisa militare. Una pagina di storia orribile. Poi venne la seconda guerra mondiale, lo sbarco degli americani, i tempi in cui dei camorristi, in qualche modo, ci si serviva per riportare l’ordine. È vero. Fatto sta che la camorra si è trascinata fino ai nostri giorni e di morire proprio non ne vuol sapere. Anzi. Come un fiume carsico avanza, ora agendo di nascosto, ora riemergendo in superficie. Che fare? Si va avanti. A volte ci si trascina, altre volte si tenta di chiamare a raccolta i buoni, ovunque siano, chiunque siano, per tentare di formare l’esercito che sarà finalmente in grado di eliminarla. I rassegnati dicono che occorre farsene una ragione, che con la camorra occorre necessariamente conviverci. Chi ha provato a mettersi contro i clan, come – per fare solo un paio di esempi – i cari amici Luigi Leonardi e Benedetto Zoccola, si ritrova oggi a vivere sotto scorta e a dover ricominciare da zero. Non una volta sola le autorità militari e politiche hanno lamentato la mancanza di collaborazione dei cittadini con le forze dell’ordine. L’omertà – parola orribile! – sarebbe alla base del silenzio dei cittadini. Non sempre è vero. Non sempre i cittadini tacciono per una sorta di complicità nei confronti del clan locale. Il vero problema è che la gente ha paura, non si fida di nessuno. Nel mio quartiere, per esempio, Parco Verde, in Caivano, qualche anno fa, insieme al maggior trafficante di droga, vennero arrestati alcuni carabinieri che con lui stavano in affari. Uno di questi, certo Lazzaro Cioffi, detto Marcolino, da più di vent’anni controllava il quartiere. A sant’Antimo, in questi giorni, otto carabinieri sono stati accusati di corruzione, omissione in atti d’ufficio, rivelazioni di segreti. Cinque di essi sono finiti agli arresti domiciliari. Pur abituati a scandali di ogni tipo, siamo rimasti terribilmente orripilati da questa notizia. I cittadini si sono chiusi ancora di più a riccio. Di bocca in bocca passano parole come queste: « Sono tutti uguali … Non se ne salva nessuno …». Occorre resistere a questa tentazione; occorre saper distinguere, discernere, pretendere che i colpevoli, chiunque siano, vengano puniti severamente. Ma anche bisogna essere solidali con i carabinieri onesti e leali. Una cosa, però, va detta. Anche l’Arma, come sta facendo la Chiesa, deve fare più attenzione, essere più severa e oculata nella selezione degli aspiranti carabinieri. Anche l’Arma deve vigilare di più e meglio su coloro che danno segni di collusioni o spendono più di quanto guadagnano. Non c’è niente di peggio, per coloro che ogni giorno sono costretti a sopportare il fiato puzzolente della camorra, sapere che i carabinieri ai quali guradavano con tanta fiducia, con la camorra erano collusi. Peggio del camorrista c’è solo chi, nascosto dietro una divisa, una toga, una fascia tricolore o un abito talare, con lui fa affari. Non spegniamo la speranza. Isoliamo i camorristi. “ Sono due notti che non dormo” mi ha detto a riguardo un caro amico colonnello; mentre un capitano dell’Arma mi ha confessato: « Da ieri ho il cuore a pezzi». A tutti i carabinieri che per questi tradimenti stanno soffrendo, vogliamo ribadire il nostro affetto, la nostra stima, la nostra fiducia.

Padre Maurizio Patriciello.