Regola 3: Sii gentile. Sempre

“Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici,
dovremmo trovare nella vita di ogni uomo
dolore e sofferenza abbastanza per disarmare tutta l’ostilità. “
 

Henry Wadsworth Longfellow

Mentre ti scrivo posso farti una confessione: non sono più gentile come lo ero prima.

Una delle più grandi fortune della mia vita è stata quella di avere un formidabile ottimismo che mi ha permesso di non pensare alle “cattiverie” subite durante gli anni. Non sono state molte in termini di quantità ma ho avuto negli anni la mia dose di simpatica attenzione da parte di quella categoria di persone che possiamo chiamare “odiatori professionali”, persone che sembrano siano al mondo solo per distruggere la vita degli altri. Un esempio su tutti: ero uno studente universitario e condividevo la casa con un ragazzo sicuramente malato ma apparentemente normale. Questo ragazzo disturbato, che non ho mai più rivisto dopo l’università, ha pensato bene un giorno, durante una partita di calcetto, di buttarsi con tutto il suo peso sul mio corpo fratturandomi l’ipofisi del metatarso.

Certo, uno scontro duro può capitare negli sport di gruppo ma ho potuto vivere nella mia mente più e più volte al rallentatore quella scena per capire che quello era stato uno scontro cercato e volto a far male. 

Eppure, non sono mai stato meno che gentile con quella persona. Questo perchè ero sempre stato convinto, erroneamente, che le persone fossero buone.

Ma anche ora che sono sicuro che al mondo non esistano solo colombe e che si possano incontrare molti falchi pronti a depredare la tua vita posso asserire che essere gentili deve essere un imperativo.

La gentilezza è sicuramente la cosa che mi ha permesso di godere appieno della compagnia di persone belle e di essere escluso da circoli di persone che credano questo sia solo una debolezza. La gentilezza mi permette tuttora di saper scegliere chi frequentare e chi escludere ma, a differenza di un tempo, oggi questa è una scelta.

Alzi la mano chi non ha subito scorrettezze durante la propria vita. Quando questo succede possiamo comportarci in due modi: restituire pan per focaccia o perdonare, a vantaggio della nostra salute mentale.

Ecco, nell’ultimo anno di vita ho ceduto qualche volta alla possibilità di essere “duro contro i duri” e mi sono accorto che la soddisfazione raggiungibile a breve lascia sempre l’amaro in bocca nel lungo periodo.

Ho avuto la fortuna di osservare dinamiche attorno a me in cui persone meschine si mostrano forti con i deboli e deboli coi forti e mi sono reso conto che quell’atteggiamento non mi doveva appartenere. Esiste chi sceglie di fare deliberatamente del male agli altri e molto più spesso è invece chi soffre che tende a cercare di imporre con la forza i propri desideri. Qualunque sia l’origine del male che ricevi, a meno che tu non sia in una situazione di sopravvivenza, conviene sempre lasciare andare l’odiatore e pensare a ricostituire la propria identità di gentilezza piuttosto lasciarsi prendere dal desiderio di vendetta. 

E per questo comincerò a chiedere scusa alle persone verso cui non sono stato molto gentile. In nome dell’onestà intellettuale ho ferito persone care nel tentativo di cambiarle o correggerle nel modo sbagliato. Da oggi mi impongo di essere sempre responsabile del mio atteggiamento e di non farlo dipendere dagli atteggiamenti altrui.

La sfida è molto più difficile di quanto sembri ma è l’unica strada percorribile per ritrovare quella serenità interiore che ci fa essere persone migliori. 

La gentilezza deve accompagnare ogni gesto della giornata e la sera si dovrebbe poter fare un piccolo esame di coscienza per capire dove si è sbagliato e se si può far qualcosa per rimediare. Se si è stati aggressivi nei confronti degli altri e quali conseguenze hanno i nostri gesti automatici, poco calcolati.

Le azioni compiute, se sono reazioni ad eventi esterni, devono portare la firma del nostro stile personale e non essere frutto di istintualità a cui permettiamo di emergere.

E con le persone burbere come possiamo fare? A chi non è capitato di incontrare persone scorbutiche o invadenti che sembrano strapparci dal cuore parole d’odio tese a riaffermare la nostra indipendenza o un senso di giustizia che pensiamo debba essere innato? Con queste persone lo sforzo deve essere più grande ma non deve andare nella direzione del “voler cambiare l’altro”. Proviamo a cambiare noi stessi ed alla prima occasione chiediamo scusa per aver avuto una reazione istintiva e poco ragionata.

La nostra crescita personale passa attraverso il rafforzamento della nostra identità e non tentando di “cambiare il mondo” educando gli altri.

Doniamo a noi stessi la capacità di perdonare che deriva dalla gratitudine per essere noi in primis padroni del nostro mondo interiore e questo ci darà la forza di convivere con situazioni che sembrano schiacciarci.

Per 30 giorni a partire da ora accetta la sfida di essere più gentile e annota nel tuo diario di bordo tutte le volte che non lo sei. Questo ti sarà molto utile per investire meglio il tuo tempo (ricorda la regola numero 1) e per avere una vita più piena e proficua. 

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Marco Digireale

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