L’Infinito – Giacomo Leopardi

L’Infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.
Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi – L’Infinito

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2 Comments

  1. AL PESSIMISTA

    Vite calpestate di fronte alla tua vista
    Corruzione intrisa nel Governo
    Che trasforma la gioia in un inferno
    E rende il miglior uomo pessimista

    Oh Giacomo, tu che sei poeta,
    Schiacciato dalla tua vita matrigna
    Come uve recise da una vigna
    Volgi lo sguardo ad altra meta

    Taglia la siepe e abbassa il colle
    Che t’impedisce di veder l’Eterno
    Colui che farà cessar l’inverno
    E ridarà il sorriso a molte folle

    Vedi quel mondo che ti rende triste?
    Il suo dominio non sarà infinito,
    È al suo traguardo, è un mondo finito,
    Che lascia il posto a Colui che Esiste

    Chiaro è il segno della sua presenza
    Dell’appressarsi d’un divino Giudizio
    Ogni malvagio è giunto al precipizio
    Mentre il giusto avrà la sua clemenza.

    Vitaliano Vagnini

  2. LO VEDI ANCORA L’INFINITO?

    Escluso l’infinito all’orizzonte.
    Si vede già il tramonto
    Che presto oscurerà
    L’avidità del mondo

    Un traguardo senza premi,
    Senza celebrazioni
    Per la cieca corsa
    Di tutte le nazioni

    Se guardi l’orizzonte vedi,
    Con occhi d’una mente che ragiona,
    Calamità, timori e nubi nere
    E lotta di potere!

    Di là del colle, un vorace mare
    Ingoia corpi che hanno sperato
    Raggiunger l’opulenta riva.
    Così, l’umanità moriva!

    Non è affatto dolce
    Il naufragar in questo mare
    Per coloro che vedono le sponde,
    Mentre sono uccisi dalle onde

    Presagi di follie umane
    E di menzogne e inganni…
    Per l’amore del denaro.
    Un futuro amaro!

    Non piangere le morte stagioni.
    Non dire che “Il presente
    È peggiore del passato”.
    Sempre l’uomo ha dominato!

    Dirà così sol lo smemorato,
    Chi per vergogna vuol dimenticare
    La sua triste storia.
    Dirà così chi non ha memoria!

    Lascialo dire ha chi ha dimenticato
    I secoli bui e le sue stragi.
    A color che amano l’intrigo…
    Ai capi religiosi e ai Don Rodrigo.

    Il “Sapere”, era negato al volgo
    La “Conoscenza” era proibita,
    E chi ardiva sfidarla…
    Pagava con la vita.

    C’erano abbaglianti roghi
    Che diventavano braci
    Se cercavano “Sophìa” con amore
    Al fin di trovar l’errore.

    Immemore di secoli di guerre,
    Di campi di sterminio,
    La pazzia dei dittatori
    E tutti quegli orrori!

    L’uomo ha nei suoi geni il male
    Con poche eccezioni,
    Più uniche che rare,
    È quello che sa fare!

    Fra mentite promesse
    Questo fa il dominio umano
    Con il suo cuore diventato gelo.
    Speriamo che intervenga il Cielo!

    Or che l’uomo è così in basso,
    Che ogni orizzonte esclude,
    Volga lo sguardo alla Fonte della vita,
    Per risalir la china e la salita.

    Vitaliano Vagnini

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