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Vito Mancuso “Io amo. Piccola filosofia dell’amore”

L’amore. Un tema che ha impegnato, in letteratura e saggistica, migliaia di autori, famosi e non: c’è chi ha provato a descriverne le caratteristiche sfuggenti, illudendosi di fissarle come un entomologo conserva spillate in una teca le farfalle, e c’è chi ha tentato di svelarne il mistero, chiudendone la complessità dentro ricettari rassicuranti, per propiziarne l’apparizione o – come si pretende oggi di fare con ogni cosa, vita compresa – addirittura di ‘gestirne’ la ‘liquidità’ incontinente.
Il fascino inesauribile dell’oggetto sta ovviamente nel fatto che si tratta di un sentimento universale, che ci riguarda tutti: perché ne siamo stati magicamente afferrati, o lo abbiamo ostinatamente inseguito, o ne abbiamo desolatamente sofferto la mancanza. Chi ha avuto la fortuna (qualcuno evocherebbe la ‘grazia’) di esserne toccato sa di aver sperimentato uno dei sentimenti più ‘belli’, ma sconvolgenti, capace di portarci fuori di noi, in una zona al confine tra il divino e la follia.
L’amore è appunto il grande tema trattato da Vito Mancuso in questo bel libro (“Io amo. Piccola filosofia dell’amore”) che si legge con particolare godimento intellettuale: si comincia a chiosare una riga e il rischio è di trovarsi annotate tutte le pagine, nell’impossibile tentativo di non perdere un paragrafo e di memorizzare pensieri e citazioni.
Teologo cattolico raffinato, l’autore ci ha abituato da anni, con i suoi tanti testi in cui si è fatto apprezzare per lo sguardo profondo alle cose della vita e al rapporto con la spiritualità, al confronto piacevole con un pensiero eterodosso. Anche quando non si è credenti (è il mio caso), non si può restare indifferenti alle sue riflessioni chiare, pur se dense e complesse, e sempre provocanti: illuminate da uno spirito aperto e comprensivo, che privilegia la calda vitalità del mondo alla fredda fissità delle regole burocraticamente calate sulla realtà. Insomma: quando viene privilegiata la spiritualità rispetto alla religione, pure un ateo può trovarsi a suo agio e farsi sollecitare con interesse.
Accade anche stavolta. Chi eventualmente si aspettasse un manuale, sbaglierebbe testo (e autore). Per fortuna, il volume di Mancuso non prescrive comportamenti: scandaglia il tema, con un approccio filosofico-teologico ampio, un linguaggio scorrevole e mai complicato, uno stile armonioso, piano, anche se appassionato e convinto, ma mai arrogante. Nessuno sfoggio di erudizione, ma tanta cultura, frutto di meditazioni attentamente ‘digerite’, proposta ‘alla pari’ con chi legge, con argomentazioni persuasive, spesso appoggiate a citazioni che stimolano a pensare.
Ne esce una visione intensa e fortemente consapevolizzata dell’amore come forza vitale, colto nei suoi aspetti più genuini e profondi, e che va ben al di là del pur fondamentale fenomeno di coppia: un ideale cui ispirarsi, ma raggiungibile, adatto a esseri umani che calcano la terra, non a esseri angelici che si muovono in cielo.

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