Io desidero te, soltanto te

Io desidero te, soltanto te

il mio cuore lo ripeta senza fine.

Sono falsi e vuoti i desideri

che continuamente mi distolgono

da te.

Come la notte nell’oscurità

cela il desiderio della luce,

così nella profondità

dalla mia inconscienza risuona

questo grido:

”io desidero te, soltanto te”.

Come la tempesta cerca fine

nella pace, anche se lotta

contro la pace con tutta la sua

furia,

così la mia ribellione

lotta contro il tuo amore eppure

grida:”io desidero te, soltanto te”.

ULTIMO – POESIA SENZA VELI

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E quando il mondo ti schiaccia provaci anche tu Tira fuori il bimbo che hai dentro, non nasconderlo più E ti ho portato due fiori, uno sono io e l’altro sei tu E vorrei essere anch’io bello come sei bella tu Ehi, sai è difficile restare calmi Sei la certezza in cui ripararmi La luce filtra tra gli alberi spogli Ma il sole è nulla in confronto ai tuoi occhi Tu sei la prima missione compiuta Sei il desiderio che muta è riuscita È una poesia senza veli Io vivo con i tuoi piedi Io vivo e grazie a te se sto in piedi E non ci credi? Prova ad aspettarmi nel fiore Più nascosto del mondo E sarò li prima di te Non è amore, è solo conoscerti a fondo Scusa il disordine, è che mi confondo Ma tu sei troppe cose insieme Non riesco a scrivere bene Non riesco e scrivo quello che viene E quando il mondo ti schiaccia provaci anche tu Tira fuori il bimbo che hai dentro, non nasconderlo più E ti ho portato due fiori, uno sono io e l’altro sei tu E vorrei essere anch’io bello come sei bella tu Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh Ehi, qualcosa per i tuoi giorni Quando ti chiamo e ti chiedo Più o meno per che ora ritorni? E tu sei nel traffico e strilli Perché ti senti incastrata Però poi torni e sorridi Perché sai che in fondo è passata Io lo capisco Che a volte ti manca tuo padre Io nei tuoi occhi lo leggo Vorresti avere avuto un Natale Non tanto per un regalo Ma per sentirti un regalo Che per qualcuno vali E sei il diamante più raro Per me sei questo Per me sei questo e altro E non nascondere le lacrime Che tanto scendono in basso Tu falle cadere fino A che non diventano fango Poi ritorna in quel posto Ci sarà una rosa e sarà Maggio Vorrei che ti guardassi con i miei occhi Vorrei che ti ascoltassi con i miei sogni Sai la mia vita è soltanto un insieme di sogni E tu sei l’unica parte reale che voglio nei giorni, ehi E quando il mondo ti schiaccia provaci anche tu Tira fuori il bimbo che hai dentro, non nasconderlo più E ti ho portato due fiori, uno sono io e l’altro sei tu E vorrei essere anch’io bello come sei bella tu Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh Woh oh oh, woh oh oh, woh, woh, oh, oh

Auguri di Natale scomodi

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire.

Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi cortocircuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Don Tonino Bello