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Quando dirai: “Ti voglio bene!” – don Giorgio Basadonna

Quando dirai: “Ti voglio bene!”
dirai: “Ti do la mia vita, ho bisogno di te,
sono troppo ricco, non posso pensare solo a me”.
Quando ti sentirai dire: “Ti voglio bene!”
sarà l’invito a sciogliere le vele
nel grande mistero buio e luminoso
che approda a rive inesplorate.
Quando nascerà l’amore, abbi paura e trema:
non è l’avventura facile e rosea
di un sentimento che esplode
ma la partenza di un nuovo cammino.
Quando dirai: “Ti voglio bene!”
è una ferita che si apre nel cuore, un fuoco che brucia
e distrugge sterpi morti e secchi.
Quando ti sentirai dire: “Ti voglio bene!”
sarà l’amore stesso di Dio
che bussa al tuo cuore
e ti invita al grande banchetto.
Quando nascerà l’amore, piega le ginocchia,
prega e ringrazia, chiedi di essere capace
di godere il dono stupendo di Dio.
Quando nascerà l’amore, apri le finestre e porte
accendi sole e stelle, inizia la vita nuova nel mondo,
diventa dono per tutti.

#perlina #amore-universale #bene

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One reply on “Quando dirai: “Ti voglio bene!” – don Giorgio Basadonna”

La spiritualità della strada
(don Giorgio Basadonna)
E’ facile mettersi per strada e cominciare a camminare. Forse l’invito di un amico o di un gruppo di
amici ha messo in moto la bella avventura, e ci si sente contenti di fare qualcosa insieme, qualcosa
di nuovo, di particolare, qualcosa che solo pochi fanno. Si parte: una gita in montagna, magari una
arrampicata, oppure una nuotata in mare, e si avverte che la vita si può viverla anche in un altro
modo, si possono rompere le solite abitudini che quasi sono diventate regole fisse da seguire
ciecamente.
Se però l’invito è del tutto nuovo e non offre soltanto un giorno di cammino, o una gita che si
chiude in qualche ora, e se qualcuno ci mette davanti una carta geografica con strade che si
inoltrano su territori sconosciuti e vasti, allora la decisione di mettersi in cammino prende un’altra
fisionomia ed esige una presa di coscienza molto seria.
Nascono domande e preoccupazioni: ci si chiede se abbiamo ancora un pò di intelligenza, se siamo
tornati indietro quando non esistevano i mezzi di comunicazione e bisognava andare a piedi per
forza. E poi nasce la paura, la preoccupazione per quello che potrà succedere, per la fatica da fare,
per le possibili debolezze che si faranno sentire e si comincia a chiedere consiglio a chi ha già
tentato avventure del genere. Resta comunque il dubbio di fronte a chi ancora propone di andare a
piedi e di fare chilometri su chilometri: “non si sa mai”.
Un invito tutto diverso viene da chi, forte della sua esperienza, propone un “pellegrinaggio” e per di
più, non verso un santuario locale, ma verso luoghi e regioni lontane da raggiungere a piedi per
vivere l’evento in tutta la sua realtà, come giorni di penitenza, di preghiera, di meditazione e così
riuscire a cogliere le lezioni offerte in quantità da quei luoghi.
La strada rivela una particolare “spiritualità”, cioè una particolare ricchezza che va scoperta e
vissuta proprio lungo il cammino e attraverso il cammino. E’ la spiritualità della strada, è il modo
per vivere la nuova proposta come una avventura dello spirito, come un richiamo a ciò che è più
vero in noi, come un invito a guardare la propria vita nella luce dello Spirito.
Le linee, i contenuti di questa spiritualità e i mezzi per poterla vivere, nascono dal modo con cui
ciascuno intende compiere il cammino, dalle sue intenzioni e dalle sue richieste, ma ci sono sempre
alcuni elementi che la caratterizzano e che diventano regole per saperla scoprire e vivere. Vi
accenniamo qui di seguito.
1. La preparazione.
Appena si decide di accettare l’invito a partire per la grande avventura, si avverte un certo
senso di paura, ci si trova di fronte all’ignoto che si apre davanti con i suoi agguati, i suoi segreti, i
suoi interrogativi senza risposta. Ma è più forte la volontà di partire e si chiarisce perché si vuole
fare il cammino, perché raggiungere quel luogo caratteristico per la fede cristiana, perché mettersi
sulle tracce di migliaia di pellegrini che hanno preceduto, e perché si è scelto di usare soltanto le
proprie gambe.
C’è un desiderio di penitenza, nei suoi due significati: sottomettere il proprio corpo a una
situazione non comoda, chiedere a se stessi di fare a meno di quanto solitamente usiamo per il.
nostro benessere, e così sentirsi padroni di sé, liberi da tante dipendenze, e fisicamente forti. Ma se
fosse soltanto una illusione di potenza e quasi il piacere orgoglioso di una sfida alle abitudini
generali, saremmo nell’ambito di una auto-esaltazione e di perfezionismo che ha nulla a che fare
con una spiritualità. Penitenza nella idealità cristiana ha l’altro significato e vuol dire cambiamento
di mentalità, conversione, cioè scoperta di prospettive e di scelte non evangeliche nella propria vita,
e quindi impegno di liberarsene, di denunciarle a se stessi e chiederne perdono a Dio.
Si vede concretamente quali “penitenze” entreranno nel cammino, quali scelte fare e quali
eliminare, sia per meglio scoprire i nostri lati distorti e sia per cambiare 1’impostazione della vita
stessa, così che il cammino lasci dei segni e delle abitudini nuove. Poi, si cercherà di seguire questi
propositi e di esaminarci ogni sera e constatare se e come e fin dove si è rimasti fedeli.
Si prepara lo zaino scegliendo solo ciò che è strettamente necessario, lasciando da parte
quanto può dare sicurezza ipotizzando malattie, incidenti, cambiamenti radicali di temperatura.
Anche il telefono cellulare se viene portato, sarà usato solo per urgenze gravi. Si vuole contare su sé
stessi e sull’aiuto di chi si potrà incontrare, si vuole raggiungere una libertà dalle cose, che sia
l’inizio di un altro modo di vivere, senza però rinnegare igiene e pulizia! E’ questo un modo di fare
penitenza nei due sensi appena indicati.
2. In cammino.
a) Una lettura di fede ispira tutto il percorso perché lo illumina di una presenza dello Spirito che
instancabilmente semina tracce e richiami per accompagnare il viandante e fargli cogliere la
chiamata che Dio gli rivolge. Si decide un pellegrinaggio perché si è avvertita la voce di Dio che
chiama a una avventura di amore. Bisognerà alla partenza mettersi subito in relazione con Dio,
ascoltare la sua parola, e iniziare un ritmo di preghiera che accompagnerà tutto lo svolgimento del
cammino.
L’esperienza del popolo eletto condotto nel deserto per uscire dall’Egitto e raggiungere la terra
promessa ai Padri, potrà suggerire ogni giorno idee e riflessioni adatte a realizzare il dono che sta
ricevendo il pellegrino.
b) Quello che si vede e che si incontra è da accogliere come un dono di Dio: così ci si sente attesi
da lui che per noi ha creato quel paesaggio, quei monti, la pianura, i prati e i boschi, per noi ha
preparato il sole che scalda e illumina e la luna che di notte incanta con la sua luce pallida e forte.
Per noi, chi ci ha preceduto ha costruito strade e ponti usando l’intelligenza e la forza che Dio ha
messo nell’uomo: tutto parla di Dio e in tutto Dio parla all’uomo.
Anche quando il cielo si rabbuia e si riempie di nubi e di nebbia, e la pioggia e il freddo feriscono il
corpo, quando le strade si moltiplicano e confondono impedendo di trovare quella giusta, si capisce
che cosa è la fede, e come Dio si rivela nel suo mistero senza cedere alla nostra razionalità che
vorrebbe comprendere e giustificare tutto.
Bisogna allora fermarsi in silenzio, e ascoltare e meditare queste voci che salgono da quanto
circonda il pellegrino. Si impara così un linguaggio nuovo che si potrà comprendere anche dopo,
quando la vita tornerà al solito ritmo, ma ancora potrà rivelare le grandi cose nascoste all’udito, alla
vista ed al cuore distratti.
c) La sosta aiuta a ricreare le forze e invita a riandare col pensiero a quanto si è visto e si è sentito
per valutare e valorizzare la ricchezza del vivere umano e del convivere sociale: si ascolta nel
proprio intimo il canto dell’universo che diventa preghiera di lode e di ringraziamento.
Se è sera e si pianta la tenda, si scopre la provvidenza di Dio che offre un rifugio ai suoi figli e li
richiama al loro compito di ripetere il suo gesto per gli altri: si capisce perché Dio stesso si è fatto
uomo ed è “venuto a piantare la sua tenda in mezzo a noi” (come dice il testo greco del prologo del
vangelo di Giovanni), e si capisce anche come tutto il mondo sia una grande tenda per accogliere e
unire tutta l’umanità. Forse una tenda intesa così vale più di sontuosi palazzi!
La notte diventa il tempo del riposo inteso come rinascita di forze e di voglia per ricominciare, e
anche il tempo del silenzio per ascoltare tutte le voci della natura, voci di amore, di bellezza, di
armonia e di vita.
d) La mèta si avvicina: il cammino raccorcia le distanze, e anche se durerà ancora molto già
presenta e fa vivere quanto offrirà alla fine: sono i santuari di Dio, i campi-base delle grandi
avventure dell’uomo, sono i luoghi dove Dio attende per manifestarsi e donarsi alla sua creatura.
Ogni giorno si pensa e si riflette su quanto Dio ha preparato per noi, cercando di analizzare e
approfondire l’insegnamento e l’offerta che ci aspetta. La preghiera esce dalla abitudine delle solite
parole e diventa provocazione di Dio, apertura del cuore al suo Spirito: se si celebra l’Eucaristia, la
reale presenza di Gesù rassicura il cammino e realizza l’incontro con i discepoli di Emmaus.
c) L’ora dei pasti, mentre soddisfa il naturale bisogno fisico, apre a un’altra concezione
dell’aspetto materiale della vita umana. Se si è insieme ad altri, il pranzo e la cena diventano
momenti di relazione,
di scambio, di condivisione, e tutto è buono e sufficiente senza pretese di cibi particolari: un
pensiero a chi nemmeno può concedersi quanto per noi è naturale, fa cambiare le nostre abitudini.
f) La strada conduce in altre città e paesi forse mai visti o conosciuti soltanto dai finestrini del
treno e della macchina, fa incontrare persone e abitudini diverse, indefinite possibilità di vita, di
gusti, di atteggiamenti e scelte finalmente nuovi.
E’ l’invito a uscire dalla strettezze del proprio punto di vista e aprirsi alla ricchezza umana mai
esaurita nelle singole modalità, e a conoscerne delle nuove, mentre si capiscono e si valorizzano
quelle che si incontrano e suggeriscono iniziative e tentativi da realizzare. Si diventa più
comprensivi, più accoglienti, senza giudicare ed escludere, ma imparando sempre qualcosa per la
crescita della propria personalità.
g) Il ripetersi durante i giorni del cammino di queste vicende, costruisce una nuova sensibilità e
cambia il modo di gestire la nostra vita quotidiana. Quando si tornerà nella cosiddetta vita civile,
non saremo più quelli di prima: in noi è entrata una nuova modalità, una serenità e una libertà
interiore che vorremo mantenere e difendere sempre. Sarà il senso cristiano del vivere, la gioia di
condividere i doni di Dio e di volerli trasmettere a tutti.
3. I compagni.
Non siamo soli sulla nostra strada: da secoli e secoli altri hanno camminato cercando lungo la strada
le tracce dell’amore di Dio e l’incontro armonioso con i fratelli, e portando ad altri l’annuncio
misterioso, la “bella notizia”, l’Evangelo insegnato da Gesù, la certezza della sua presenza e della
sua azione di salvezza.

Con noi cammina Gesù, il fuggitivo che con Maria e Giuseppe ripara in Egitto e poi torna a
Nazaret; Gesù che per tre anni percorre tutta la sua terra insegnando e beneficando, conclude la sua
presenza visibile salendo il Calvario, e alla fine saluta i discepoli sul monte degli ulivi.
Con noi cammina Maria che dopo l’annuncio dell’Angelo affronta il lungo cammino e si reca da
Elisabetta portando nel grembo il Figlio di Dio, e poi segue da lontano il percorso del figlio,
maestro accettato e contestato e poi eliminato sulla croce.
Cammina San Paolo abbagliato dalla luce del Risorto sulla via di Damasco e poi instancabile e
coraggioso camminatore portando soltanto la presenza viva di Gesù, l’unica salvezza per l’umanità.
Camminano gli Apostoli e quanti innamorati di Gesù hanno percorso le vie del mondo, hanno
attraversato i mari, solo desiderosi di non far mancare a nessuno la bella notizia di Dio venuto ad
abitare con noi.
Camminano i missionari di ieri e di oggi, uomini e donne guidate dalla ricchezza di un dono da
non tenere per sé ma di goderlo facendolo godere.
Camminano migliaia e migliaia di persone spinte dalla miseria e dalla fame, o dalla distruzione
delle guerre e della ferocia umana, carovane che fuggono in cerca di una terra ospitale che potrebbe
e dovrebbe accogliere come fratelli quelli che sono anch’essi figli di Dio, allargando la propria
tenda e dividendo speranze e forze.
4. I frutti
Se la strada è stata compiuta e vissuta in tutta la sua realtà meravigliosa e ricca di possibilità e di
suggestioni infinite, accogliendo e sviluppando ogni richiamo e ogni invito che si accende a ogni
passo, quando si arriva alla mèta non è finita la grande avventura. Ci si incontra con il cuore della
cristianità in quella città fecondata dal sangue di migliaia e migliaia di martiri, la Roma. dove Pietro
ha iniziato il suo compito di “confermare i fratelli”, oppure si arriva al limite dell’Oceano dove
approdò Santiago, il discepolo di Gesù.
Talvolta, come fin dai primi secoli, si torna alla Terra dove Dio si è fatto uomo e ha condiviso la
storia di un popolo, prendendo su di sé tutte le vicende dell’umanità. Qui si vedono quei luoghi che
raccontano ancora i gesti umili o miracolosi del Figlio di Dio; si respira quell’aria abitata dallo
Spirito, si riascolta la parola dei Profeti rivissuta in Gesù. Nasce una conoscenza più viva e attuale
di lui, ed entra nel cuore e nella mente la certezza di un mistero che ancora interpella ogni uomo.
Tanto più oggi si prega e si soffre per accelerare il ritorno di una pace invocata da tutti e trasmessa
da Gesù a chi ha il coraggio di seguirlo, come inizio di una vita nuova per l’umanità.
La spiritualità della strada vissuta lungo il cammino, entra a ispirare e accrescere la fede, accende
l’amore, mette nel cuore la voglia di fare della propria vita un cammino perenne, senza lasciarsi
vincere dalle fatiche e dagli insuccessi, gustando la gioia dell’incontro con Dio che ci aspetta
all’angolo delle nostre strade e cammina con noi.
La forza nuova che è entrata nel nostro corpo e nel nostro animo ha cambiato l’impianto della
nostra vita: l’esperienza di Dio così vicino e così attento a noi, così generoso nel donarci tutto
1’universo e la grandezza della natura, così misterioso nel mettersi nelle nostre mani e donarci il suo
corpo e il suo sangue per rendere santa la nostra vita, resta come certezza e si trasforma in una
adesione quotidiana, in uno stile perenne di amore e di fede.
Chi ha avuto il coraggio di camminare a piedi, chi ha scavalcato ostacoli interni ed esterni per
realizzare il proprio sogno, ora benedica il Signore che lo ha chiamato e accompagnato.
5. Preghiera.
Gesù,Tu sei la strada, la verità e la vita!
Ora comincio un lungo cammino che giorno dopo giorno
mi offrirà incontri e occasioni rivelatori della tua continua presenza
e mi porterà a incontrarTi là dove Tu mi aspetti.
Voglio camminare con Te su strade note o sconosciute
come Tu hai camminato nella tua Terra,
e ritrovare nel mio cammino le tracce del tuo passaggio,
parole e gesti di salvezza, oggi offerti a ogni uomo.
Accompagnami Tu: sostieni la mia stanchezza,
rinvigorisci la mia speranza e la voglia di cercare Te
nelle cose, nei luoghi, nelle persone che vedrò,
per sentire nel mio cuore il palpito del tuo amore.
0 Gesù, fa’ che questa strada sia cammino di conversione,
perché io diventi coraggioso testimone di Te
alla luce della tua parola scoperta in questi giorni stupendi,
e il mio cammino continui per sempre sulla tua strada.
0 Maria, madre di Gesù e nostra. Madre,
insegnami a vivere questa strada come Tu hai vissuto
le tue strade seguendo Gesù da Betlemme al Calvario,
dalla Pasqua fino all’incontro beato con Lui nel cielo.
AMEN
Suggerimenti
Si tratta di suggerimenti ai quali ognuno dovrà comunque apportare personali aggiustamenti in
funzione delle proprie motivazioni, disponibilità di tempo, stato di salute e condizioni fisiche.
Quanto segue può sembrare complicato o difficile, ma quando un individuo avrà preso la decisione
di fare un pellegrinaggio a piedi, si accorgerà che tutti i nodi si scioglieranno quasi da soli e le cose
si aggiusteranno in poco tempo.
Molto spesso ci si accorge che l’ostacolo della disponibilità del tempo è superabile; 2, 3, o 4
settimane si riescono a trovare! Qualcuno usa ad esempio la soluzione, non ottimale per una
esperienza profonda, ma comunque valida, di dedicare una settimana all’anno in modo da compiere
l’intero percorso, ad es., in 4 anni. Per altre necessità, il tempo non lo troviamo per forza? Per un
lavoro all’estero, per un viaggio od una vacanza, per un ricovero in ospedale che ci ordina il
medico? Nel nostro caso, oltre tutto, il periodo dell’anno è una scelta libera.
Un’altra cosa importante che scoraggia molti è la considerazione “io non sono in grado”, “io non
sono allenato”, “io non ho mai camminato”. Non è per niente così; l’uomo è nato per camminare e
non è venuto alla luce con un sedile d’auto sotto la schiena. Il nostro corpo è anche capace di
muovere il proprio peso ed anche qualcosa in più per diversi giorni, ma molti se lo stanno
dimenticando e contribuiscono a mutare la specie umana nella direzione che si può immaginare.
Questo non significa che si può partire di punto in bianco e pretendere di cambiare i nostri ritmi
senza subire alcune conseguenze negative.
E’ importante considerare che lo scopo del pellegrinaggio non è il partire, ma è l’arrivare alla mèta
ed in buone condizioni di salute e di spirito.
La motivazione che spinge un individuo a prendere una tale decisione è essenzialmente personale e
nessuno vi può interferire e quando essa viene presa, non si riesce più a recedere e prima o dopo il
pellegrino parte.
Nella fase di preparazione è consigliabile un approfondimento bibliografico con i testi consigliati o
con i molti altri reperibili anche nelle biblioteche. Si scopre un mondo sconosciuto, persone e
situazioni da cui noi proveniamo e, ci piaccia o no, ci si rende conto che la nostra vita è un
“testimone” che dovremo passare a chi viene dopo di noi e che, anche per questo motivo, dobbiamo
spendere al meglio. Inoltre si prende una maggior conoscenza degli aspetti spirituali del
pellegrinaggio che sono i valori primari che si recupereranno, e si daranno spazi adeguati a: LA
PAROLA, LA CONVERSIONE, L’EUCARESTIA, LA CARITA’.
Il pellegrinaggio è una grande esperienza del corpo e dello spirito: non va sprecata con una
preparazione inadeguata!

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