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#poesie

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” – Montale

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. ”     (Eugenio Montale)

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79 replies on ““Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” – Montale”

cosa aggiungere? In poche frasi Montale ha descritto una vita. Un amore. Un dolore. Tutta un’esistenza. Non si può dire nulla di più.

cosa aggiungere? In poche frasi Montale ha descritto una vita. Un amore. Un dolore. Tutta un’esistenza. Non si può dire nulla di più.

Ho 56 anni e nel leggerla mi sono commosso come non accadeva da tempo,mi piace pensare che si riesca ancora a donare Amore.

Ho 56 anni e nel leggerla mi sono commosso come non accadeva da tempo,mi piace pensare che si riesca ancora a donare Amore.

Questa poesia riesce a esprimere al meglio l’ amore vero, e anche le sofferenze le sofferenze che la vita ci mette davanti.
E in assuluto la poesia che mi ha lasciato di piu.

Questa poesia riesce a esprimere al meglio l’ amore vero, e anche le sofferenze le sofferenze che la vita ci mette davanti.
E in assuluto la poesia che mi ha lasciato di piu.

Io invece la dedico alla mia mamma, che non vede più nè con gli occhi, nè con la mente.
Gli ultimi versi sono esattamente quello che io sento: per una vita ho creduto di essere io ad aiutare lei, ed ora, scopro con tristezza che era LEI a darmi sostegno e linfa vitale.

é vero anch’ io credevo di dare sostegno ai miei invece erano loro a darmelo. volevo dare questa poesia a mia suocera il cui marito era ipovedente. scendevano le scale insieme ma lui ci vedeva meglio perché riusciva a comprendere i nostri problemi senza vedere i nostri visi. saggio ricco di esperienza e di umanità, malato grave ma non si lamentava.Per i nostri figlio era il vero nonno. non ho dato la poesia per non far piangere mia suocera già provata.

Io invece la dedico alla mia mamma, che non vede più nè con gli occhi, nè con la mente.
Gli ultimi versi sono esattamente quello che io sento: per una vita ho creduto di essere io ad aiutare lei, ed ora, scopro con tristezza che era LEI a darmi sostegno e linfa vitale.

é vero anch’ io credevo di dare sostegno ai miei invece erano loro a darmelo. volevo dare questa poesia a mia suocera il cui marito era ipovedente. scendevano le scale insieme ma lui ci vedeva meglio perché riusciva a comprendere i nostri problemi senza vedere i nostri visi. saggio ricco di esperienza e di umanità, malato grave ma non si lamentava.Per i nostri figlio era il vero nonno. non ho dato la poesia per non far piangere mia suocera già provata.

è la massima espressione di ciò che prova chi ha perso la cosa più importante della propria vita, cioè l’amore, o perché non è più o perché è andata via portandosi dietro il suo cuore in qualche angolo del mondo e lo lascia lì a guardare il cielo che rimane l’unico très d’union tra le due anime e si ritrova a chiedersi se anche lei, in quel preciso istante, sta guardando lo stesso punto lontano, là, nell’infinito…

è la massima espressione di ciò che prova chi ha perso la cosa più importante della propria vita, cioè l’amore, o perché non è più o perché è andata via portandosi dietro il suo cuore in qualche angolo del mondo e lo lascia lì a guardare il cielo che rimane l’unico très d’union tra le due anime e si ritrova a chiedersi se anche lei, in quel preciso istante, sta guardando lo stesso punto lontano, là, nell’infinito…

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